Paolo Sordini ha trascorso una vita navigando. È morto a 66 anni per mesotelioma pleurico, la malattia dell’amianto. Ha lottato per 14 mesi, è mancato nel 2008.
Sordini era toscano dell’Argentario, un marittimo che ha lavorato sia a bordo di navi mercantili che su “navi da diporto” cioè maxi-yacht. Da giovane ha prestato servizio sull’ “Amerigo Vespucci”. Quando ha capito che il suo destino era segnato, ha provato a lasciare qualche cosa alla moglie Maria e ai suoi tre figli. Si fece diagnosticare la malattia non una, ma sei volte. Sei sentenze uguali negli ospedali di Orbetello, Grosseto, al Gemelli di Roma, a Milano, al Policlinico di Monza e a Massa Marittima.
A Genova le inchieste della Procura hanno svelato quanto per lungo tempo fosse stato facile, anche per chi non ne aveva titolo, poter beneficiare di una pensione da amianto. Al contrario i marittimi, che l’amianto lo hanno respirato per decenni, per lungo tempo non hanno avuto nessun risarcimento, e anche oggi la legge è estremamente restrittiva. Al lavoratore infatti è richiesto di dimostrare l’esposizione costante all’amianto. Cosa che può riuscire sicuramente più facile a chi ha lavorato per 30 anni nello stesso posto, piuttosto che a una persona che, come il marittimo, ha operato per decine di datori di lavoro, a bordo di navi o imbarcazioni che oggi magari nemmeno esistono più.
Nel 2008 Sordini si appoggia alla Fit-Cisl dell’Orbetello, che gira la pratica alla sede di Genova, perché lì era la sede dell’Ipsema, l’ente previdenziale dei marittimi. A sua volta la Fit opera attraverso il patronato Imaf. La domanda viene respinta a novembre 2009, quando Sordini è già mancato. È la prassi, così viene spiegato. Bisogna fare ricorso amministrativo chiedendo una visita medica collegiale. La famiglia esegue. Sordini non c’è più, dunque la collegiale doveva consistere «in un confronto tra i legali del sindacato e quelli dell’Ipsema. Abbiamo inviato quello che serviva per la pratica, certificati medici e libretto di navigazione del babbo, e ci siamo messi in attesa» spiega la figlia Paola, 36 anni. Attesa che va per le lunghe: passa il 2009, arriva il 2010. Ci sono sporadiche comunicazioni al telefono tra la famiglia Sordini e il sindacato. «In una di queste ci avevano detto che la collegiale era stata vinta», dice Paola, ma nulla di scritto arriva. Passa altro tempo, e la vedova, la signora Maria che oggi ha 64 anni, contatta ancora la Cisl. Della pratica in realtà non si sa nulla. Risposte evasive, dice oggi Paola: una volta il telefono tirato giù, una volta viene spiegato che non ci sono tutti i documenti, un’altra che non ci sono comunque speranze. All’Ipsema la signora Maria si sente dire che la pratica di suo marito non è mai arrivata. A novembre 2011, è l’Ipsema a mandare una lettera al sindacato, in cui in sostanza si dà la disponibilità a trattare il caso in sede collegiale medica.
Ieri Enrico Neri della Fit Cisl genovese, spiegava invece che tutto è pronto per fare istruire la collegiale «da quattro mesi. Stiamo aspettando che l’Inail si decida a riunire i medici». Mentre la trafila di Sordini affondava nella burocrazia, nel corso del 2010 l’Ipsema, l’ente previdenziale dei marittimi, viene assorbito nell’Inail. Così l’Inail, che due anni prima aveva girato le richieste dei benefici contributivi da amianto dei marittimi proprio all’Ipsema, si ritrova le stesse pratiche rientrare dalla finestra.
I familiari di Sordini ora pensano di rivolgersi alla Confederazione italiana dell’agricoltura di Livorno, per provare almeno a passare il primo esame: sapere se Paolo Sordini poteva percepire quella pensione da amianto, e provare a garantire alla signora Maria un reddito superiore ai 516 euro che le spettano ogni mese.




