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Trecento kg di cocaina nella cabina del comandante: cinque in manette

Barcellona – Lo yacht di lusso Hch-X (32 metri di lunghezza) è stato fermato dagli uomini delle Dogane spagnole a 15 miglia dalla costa occidentale di Ibiza con l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti. A bordo dell’imbarcazione sono stati trovati e sequestrati 300 kg di cocaina, per un valore di circa 18 milioni di euro, divisi in due confezioni da 150 kg ciascuno.
La droga era nascosta nella cabina del comandante. I cinque membri dell’equipaggio (quattro olandesi e un tedesco) sono stati arrestati.

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Autoproduzione, armatori e sindacati si incontrano al MIT

Si torna a parlare di autoproduzione portuale, stavolta al ministero dei Trasporti (MIT) dove sindacati, Confitarma, Assarmatori e associazioni della logistica hanno incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Vincenzo Santangelo, e il direttore generale del dipartimento porti, Maurizio Coletta.

«Il governo, – afferma Santangelo – anche con la mia presenza, dimostra la giusta attenzione nei confronti delle problematiche portuali nazionali, delle imprese e dei lavoratori coinvolti. Questioni complesse riscontrate in tutto il territorio nazionale e molto diverse tra loro. Sottoporremo al ministro Toninelli un report».

L’autoproduzione è un tema sempre più attuale e riguarda la possibilità per l’armatore di utilizzare (autoprodurre) il proprio personale per le operazioni portuali in banchina. Nei primi di maggio c’è stato un accordo sindacale tra Germania e Italia e uno sciopero nazionale. Gli armatori ritengono l’autoproduzione un diritto, i sindacati chiedono un inquadramento legislativo.

Una nota del MIT spiega che nel corso dell’incontro si è parlato del caso del porto di Taranto. La questione vede coinvolti i lavoratori delle imprese portuali e il gruppo Franza di Caronte & Tourist (Traghetti delle Isole). «Dal 22 giugno – si legge nella nota – i lavoratori portuali non possono più salire a bordo dei traghetti, con relativo susseguirsi di manifestazioni e incontri tra sindacati e Prefetto, a causa dei provvedimenti dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale che, secondo l’Impresa portuale S.r.l. di Trapani che ha proposto un ricorso al TAR Sicilia, sarebbero illegittimi».

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Tirrenia sotto tiro in Sardegna. I viaggiatori: muffa nelle cabine. Pili: via la concessione

Tirrenia sotto tiro in Sardegna: petizione di protesta di Mauro Pili, segnalazioni allarmanti dai viaggiatori. Per le condizioni non sempre certo ottimali nelle quali si continua a viaggiare. Leggete il racconto di Mario Marci dopo un viaggio a bordo della nave Bithia: “I love Tirrenia… no, ma continuiamo a dargli soldi pubblici, oltre a quelli nostri, che il servizio merita…”, il tutto corredato dal collage di foto scattate oggi che parla chiaro, con muffa evidente nelle pareti della cabina della nave. L’ex deputato Mauro Pili invece ha lanciato una petizione online. Questo il testo proposto dalla petizione di Mauro Pili: ”

SI CHIEDE LA REVOCA IMMEDIATA DELLA CONVENZIONE TRA LO STATO E LA COMPAGNIA NAVIGAZIONE TIRRENIA

PER LE SEGUENTI RAGIONI:

  • la Tirrenia applica costi dei biglietti da e per la Sardegna che hanno raggiunto livelli scandalosi che rendono l’isola sempre più inaccessibile a residenti, turisti, operatori economici;
  • un nucleo familiare, due adulti e due bambini, nella tratta Genova – Olbia, andata e ritorno sono costretti a pagare oltre 1000 euro;
  • le navi della Tirrenia sono vetuste, hanno oltre 40 anni alcune impegnate nelle rotte da e per la Sardegna;
  • sono numerosi i black out che si sono verificati a bordo delle navi in piena navigazione costituendo un vero e proprio pericolo per il trasporto di passeggeri e non solo;
  • la Tirrenia riceve indebitamente contributi dello Stato per 73 milioni di euro senza alcuna verifica del servizio e senza alcuna giustificazione considerato che tale contributo non svolge alcuna funzione calmieratrice del mercato, semmai l’esatto contrario;
  • il gruppo Tirrenia-Moby guadagna a piene mani con biglietti alle stelle sulle rotte da e per la Sardegna, non solo incassa 73 milioni di euro all’anno, ma a tutto questo si aggiunge che il gruppo Onorato non sta pagando nemmeno allo Stato le rate d’acquisto di Tirrenia;
  • la Moby, proprietaria di Tirrenia, non sta pagando nemmeno le rate dell’acquisto della compagnia statale di navigazione come emerge dalla relazione divulgata dalla più grande agenzia di rating Moody’s che ha declassato pesantemente Moby e le sue collegate;
  • il governo precedente ha  consentito ad Onorato di non pagare le rate d’acquisto della Tirrenia con il differimento del pagamento di 180 milioni di euro ancora in sospeso per l’acquisto di Tirrenia;
  • il pagamento è stato differito e suddiviso in tre rate: 55 milioni di euro nell’aprile 2016, 60 milioni di euro nell’aprile 2019 e 65 milioni di euro dovuto nell’aprile del 2021. Onorato non ha pagato nemmeno la prima rata di 55 milioni di euro prevista per aprile 2016;
  • il gruppo Onorato continua a guadagnare a piene mani con le navi che gestisce praticamente gratis visto che non ha nemmeno pagato allo Stato quanto dovuto per l’acquisto di Tirrenia;
  • l’Autorità per la concorrenza ha stabilito a marzo che Moby aveva abusato della sua posizione dominante nel trasporto di merci su tre rotte tra l’Italia continentale e la Sardegna, e successivamente ha imposto una multa di 29 milioni di euro;
  • nella decisione dell’Antitrust emergono comportamenti che confliggono totalmente con l’interesse pubblico e violano i principi elementari della concorrenza;

SI INVITA

il Ministro delle infrastrutture e Trasporti, alla luce di quanto detto, A REVOCARE con somma urgenza la convenzione con Tirrenia e ad avviare immediate procedure per impedire l’illegittimo esercizio del monopolio del gruppo Tirrenia – Moby nelle rotte da e per la Sardegna con l’illegittimo utilizzo di denaro pubblico;

il Governo A REVOCARE la convenzione in base all’art.15 e connessi;

il Governo A PREDISPORRE con somma urgenza sulle rotte da e per la Sardegna una vera e propria continuità territoriale al servizio dello sviluppo economico e sociale dell’isola che cancelli monopoli e discriminazioni”.

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‘Revocare convenzione tra lo Stato e la Tirrenia’: ecco la petizione

Revocare immediatamente la convenzione tra lo Stato e la compagna di navigazione Tirrenia. E’ questo il tema della petizione on line lanciata dall’ex presidente della Regione Sardegna Mauro Pili e leader del Movimento Unidos.
‘La Tirrenia – si legge nella petizione – applica costi dei biglietti da e per la Sardegna che hanno raggiunto livelli scandalosi che rendono l’isola sempre più inaccessibile a residenti, turisti, operatori economici. Un nucleo familiare, due adulti e due bambini, nella tratta Genova – Olbia, andata e ritorno sono costretti a pagare oltre 1000 euro. Le navi della Tirrenia sono vetuste, hanno oltre 40 anni alcune impegnate nelle rotte da e per la Sardegna e sono numerosi i black out che si sono verificati a bordo delle navi in piena navigazione costituendo un vero e proprio pericolo per il trasporto di passeggeri e non solo’.

‘La Tirrenia riceve indebitamente contributi dello Stato per 73 milioni di euro senza alcuna verifica del servizio e senza alcuna giustificazione considerato che tale contributo non svolge alcuna funzione calmieratrice del mercato, semmai l’esatto contrario. Il gruppo Tirrenia-Moby guadagna a piene mani con biglietti alle stelle sulle rotte da e per la Sardegna, non solo incassa 73 milioni di euro all’anno, ma a tutto questo si aggiunge che il gruppo Onorato non sta pagando nemmeno allo Stato le rate d’acquisto di Tirrenia. La Moby, proprietaria di Tirrenia, non sta pagando nemmeno le rate dell’acquisto della compagnia statale di navigazione come emerge dalla relazione divulgata dalla più grande agenzia di rating Moody’s che ha declassato pesantemente Moby e le sue collegate. Il governo precedente ha  consentito ad Onorato di non pagare le rate d’acquisto della Tirrenia con il differimento del pagamento di 180 milioni di euro ancora in sospeso per l’acquisto di Tirrenia – continua la petizione -. Il pagamento è stato differito e suddiviso in tre rate: 55 milioni di euro nell’aprile 2016, 60 milioni di euro nell’aprile 2019 e 65 milioni di euro dovuto nell’aprile del 2021. Onorato non ha pagato nemmeno la prima rata di 55 milioni di euro prevista per aprile 2016 e il gruppo Onorato continua a guadagnare a piene mani con le navi che gestisce praticamente gratis visto che non ha nemmeno pagato allo Stato quanto dovuto per l’acquisto di Tirrenia. L’Autorità per la concorrenza ha stabilito a marzo che Moby aveva abusato della sua posizione dominante nel trasporto di merci su tre rotte tra l’Italia continentale e la Sardegna, e successivamente ha imposto una multa di 29 milioni di euro e nella decisione dell’Antitrust emergono comportamenti che confliggono totalmente con l’interesse pubblico e violano i principi elementari della concorrenza’.

‘Si invita il Ministro delle infrastrutture e Trasporti, alla luce di quanto detto, a revocare con somma urgenza la convenzione con Tirrenia e ad avviare immediate procedure per impedire l’illegittimo esercizio del monopolio del gruppo Tirrenia – Moby nelle rotte da e per la Sardegna con l’illegittimo utilizzo di denaro pubblico e a predisporre con somma urgenza sulle rotte da e per la Sardegna una vera e propria continuità territoriale al servizio dello sviluppo economico e sociale dell’isola che cancelli monopoli e discriminazioni’.

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Precipita in mare da una nave da crociera: salvata dalla Guardia costiera

Trieste – Una donna britannica, che era caduta in mare da una nave da crociera, è stata salvata dalla Guardia costiera croata dopo aver passato 10 ore nelle acque dell’Adriatico. Lo ha riferito la stessa Guardia costiera.
La donna è stata quindi portata in ospedale a Pula e sarebbe fuori pericolo. La passeggera era caduta fuori bordo da una nave della Norwegian Star, a circa 60 miglia dalla costa della Croazia, poco dopo la mezzanotte. Ed è stata poi trovata e soccorsa stamattina mentre nuotava poco lontano da dove si pensa sia caduta. Si indaga sulle circostanze dell’incidente, mentre l’ambasciata britannica in Croazia è stata informata.

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Moby Prince, Chessa a Salvini: “Aspettiamo da 27 anni che sia fatta giustizia”

Livorno, 18 agosto 2018 – «Vorrei ricordare al ministro che i familiari delle vittime del Moby Prince aspettano di avere giustizia da oltre 27 anni, dopo indagini, processi ed una Commissione Parlamentare di inchiesta». Così Luchino Chessa, presidente dell’Associazione 10 Aprile-Familiari vittime Moby Prince Onlus, si rivolge al ministro dell’Interno Matteo Salvini dopo l’incontro che quest’ultimo ha avuto ieri sera a Viareggio (Lucca) con i familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009.

«Sono passati sette mesi dalla relazione finale della Commissione e dalla trasmissione degli atti alle procure di Livorno e Roma, ma da allora è nuovamente calato il silenzio – aggiunge il presidente dell’Associazione, figlio di Ugo Chessa, comandante del Moby Prince morto del rogo del traghetto del 10 aprile 1991 -. Cosa hanno fatto le procure interessate? Hanno aperto un fascicolo? Vorremmo saperlo». Chessa ricorda come alcuni aspetti sulle cause della collisione tra il Moby e la petroliera Agip Abruzzo siano stati analizzati «troppo superficialmente, da qui la necessità della riapertura di una Commissione Parlamentare che concluda il lavoro già fatto». E, infine, il presidente dell’Associazione chiede se ci siano rappresentati del governo, «come il ministro Matteo Salvini, e parlamentari che hanno la forza di prendere questa iniziativa? Possono il presidente della Camera Roberto Fico e del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati impegnarsi, come fece a suo tempo il presidente Pietro Grasso? Noi familiari continuiamo ad attendere, ma non ci fermeremo mai!»

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Messina «in piena operatività»: i terminal genovesi affrontano l’emergenza

Genova – «Pur in questo momento drammatico per la nostra città, ci siamo attivati sin da subito per collaborare con tutte le Istituzioni e le autorità competenti al fine di individuare le migliori soluzioni logistiche e consentire la prosecuzione dell’operatività del Porto di Genova, con il solo e chiaro obiettivo di garantire la totale efficienza dei nostri servizi». Il gruppo Messina ha annunciato la «piena operatività» nonostante la situazione problematica determinata dal crollo del Ponte Morandi. La comunicazione è stata inviata oggi ai clienti per confermare che il terminal e tutte le attività sono in pieno svolgimento anche con una serie di iniziative per gestire al meglio l’emergenza logistica. «Dal punto di vista delle viabilità stradale le soluzioni sono già state individuate e verranno messe in atto a brevissimo, mentre per quanto riguarda la linea ferroviaria, in attesa che venga ripristinata entro i prossimi 15/20 giorni, garantiremo i collegamenti tramite servizi camionistici a condizioni economiche invariate (intermodale) sul nostro Terminal IMT di Genova che Vi confermiamo essere pienamente operativo e flessibile».

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