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La tassazione dei lavoratori marittimi imbarcati su navi battenti bandiera estera

In via generale si rileva che, ai sensi dell’ 2, comma 2 TUIR, sono considerate residenti le persone fisiche che per la maggior parte dell’anno, ossia per un periodo di almeno 183 giorni (184 per gli anni bisestili) anche non continuativi, rientrano in una delle seguenti ipotesi:
– soggetti iscritti nelle anagrafi della popolazione residente;
– soggetti non iscritti nelle anagrafi, che hanno nello Stato il domicilio (inteso come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi anche di carattere affettivo familiare);
– soggetti non iscritti nelle anagrafi, che hanno nello stato la residenza (inteso come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale) per la maggior parte del periodo di imposta.

Nel  caso  di  soggetti fiscalmente residenti in Italia che lavorano all’estero il comma 8 bis dell’articolo 51 del Tuir prevede che il “lavoro dipendente, prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con Decreto del Ministro del Lavoro“. 

Tale comma, introdotto dall’art. 36 della legge 21 novembre 2000, n. 342, dispone che a partire dal 1° gennaio 2001 il reddito di lavoro dipendente prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di 12 mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato, appunto, sulla base delle retribuzioni convenzionali definite, per l’anno 2001, dal decreto del 7 Ministro del lavoro e della previdenza sociale 23 gennaio 2001 pubblicato nella G.U. 30 gennaio 2001, n. 24.

Va d’altro canto precisato che l’articolo 5, comma 5 della legge 16 marzo 2001, n. 88, recante “nuove disposizioni in materia di investimenti nelle imprese marittime”, stabilisce che il citato comma 8-bis “deve interpretarsi nel senso che per i lavoratori marittimi italiani imbarcati su navi battenti bandiera estera, per i quali, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, e dell’articolo 5, comma 3, del decreto-legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398, non è applicabile il calcolo sulla base della retribuzione convenzionale, continua ad essere escluso dalla base imponibile fiscale il reddito derivante dall’attività prestata su tali navi per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi”.

Di conseguenza, come espressamente chiarito dalla Circolare Ministeriale n. 55/E del 2002, in questi casi non sussiste alcun obbligo di dichiarazione. 

Va rilevato che la norma agevolativa si applica a lavoratori imbarcati su navi. Secondo l’art. 136 c. nav. definisce la nave come «qualsiasi costruzione destinata al trasporto per acqua, anche a scopo di rimorchio, di pesca, di diporto, o ad altro scopo». Come risulta dalla formulazione della norma, e come chiarito dalla Relazione al codice, il termine trasporto deve essere inteso in senso ampio ed atecnico, così da ricomprendervi qualsiasi spostamento sull’acqua che implichi il trasferimento di persone o cose e da divenire sostanzialmente sinonimo di navigazione.

Dalla definizione codicistica emerge un concetto di nave come oggetto («costruzione») caratterizzato, sul piano materiale, dalla galleggiabilità e dalla attitudine alla navigazione, e cioè dalla idoneità, per le sue caratteristiche tecniche, a galleggiare e spostarsi sull’acqua, e, sul piano funzionale, dalla destinazione alla navigazione.

Più concretamente, ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, le costruzioni destinate alla navigazione da diporto sono denominate:

  1. a) unità da diporto: si intende ogni costruzione di qualunque tipo e con qualunque mezzo di propulsione destinata alla navigazione da diporto;
  2. b)nave da diporto: si intende ogni unità con scafo  lunghezza superiore a ventiquattro metri, misurata secondo le norme armonizzate EN/ISO/DIS 8666 per la misurazione dei natanti e delle imbarcazioni da diporto;
  3. c)imbarcazione da diporto: si intende ogni unità con scafo di lunghezza superiore a dieci metri e fino a ventiquattro metri, misurata secondo le norme armonizzate di cui alla lettera b);
  4. d)natanteda diporto: si intende ogni unità da diporto, o con scafo di lunghezza pari o inferiore a dieci metri secondo le norme armonizzate di cui alla lettera b).

 

Conclusioni

1) Il lavoratore marittimo gode della esenzione dalla dichiarazione dei redditi italiana se:

  1. a) dimostra, ed esempio in base al contratto di lavoro, registro navigazione, libretto navigazione eccetera, che è stato imbarcato sulla nave per più di 183 giorni nell’arco di dodici mesi;

( da www pronto professionista.it)

 

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