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Demolizioni, armatori Ue promuovono Alang

Le pratiche di riciclaggio e demolizione navale ad Alang, in India, stanno gradualmente migliorando. La Commissione europea dovrebbe riconoscerlo e aggiornare il regolamento Ue sul riciclaggio delle navi (1257/2013) che non include lo stabilimento indiano nell’elenco dei centri di demolizione navale autorizzati. Lo chiede l’European Community Shipowners’ Association (Ecsa) in occasione di una recente visita proprio ad Alang (criticata dalla ong Shipbreaking Platform per la selezione di un gruppo eccessivamente istituzionale, senza associazioni non governative e rappresentanti dei lavoratori). «L’adozione di un approccio troppo restrittivo – secondo l’Ecsa – scoraggerà i cantieri emergenti e ritarderà ulteriormente l’entrata in vigore della “Convenzione di Hong Kong” dell’Imo», che si assicura che lo smantellamento delle navi «non presenti rischi inutili per la salute umana, la sicurezza e l’ambiente».

La visita ad Alang è avvenuta due settimane fa con un gruppo formato da Ecsa, rappresentanti degli Stati Ue, direzione generale dell’Ambiente della Commissione Ue, e International Chamber of Shipping. È stata organizzata in collaborazione con il governo indiano, con il Guajarat Maritime Board e con l’associazione indiana Ship Recycling Industry Association.

Come nella maggior parte degli altri cantieri di demolizione dell’Asia meridionale, le operazioni di riciclaggio in Alang si svolgono in “zone intertidali”, tecnicamente la zona del litorale che dipende dalle maree, in pratica il bagnasciuga. India, Pakistan e Balngladesh sono i paesi del mondo che riciclano e demoliscono la maggior parte delle navi, non solo in termini di volume ma anche nelle dimensioni delle singole unità. Lo scopo principale della visita Ecsa è stato quello di valutare in che misura le operazioni di demolizione attraverso lo spiaggiamento (quindi senza piazzare la nave in un bacino di carenaggio) possono essere sostenibili e quindi potenzialmente compatibili con il regolamento Ue 1257 (che è stato adottato in previsione dell’applicazione della Convenzione di Hong Kong dell’Imo). «Abbiamo visitato uno svariato numero di cantieri, in trasparenza, e pensiamo che potrebbero fare dei progressi in termini di salute, sicurezza e tutela ambientale», ha evidenziato il segretario generale dell’Ecsa Patrick Verhoeven. «È ovvio – continua – che l’attuazione delle norme varia considerevolmente, ma un numero crescente di cantieri ha chiaramente intrapreso un percorso responsabile verso il pieno rispetto della Convenzione di Hong Kong».

Il regolamento Ue 1257

La norma, integrando le disposizioni della Convenzione di Hong Kong, stila un elenco di impianti di riciclaggio in cui le navi battenti bandiera di uno Stato membro devono essere demolite. I cantieri di demolizione navale di tutto il mondo possono richiedere di essere inclusi in questa lista, non escludendo a priori quelli che demoliscono su una spiaggia. Ma la Commissione europea ha pubblicato il 12 aprile una guida tecnica che rende estremamente difficile il riconoscimento per questi stabilimenti di demolizione.

«Nel corso della visita abbiamo potuto constatare che la maggior parte dei cantieri di Alang stanno continuamente migliorando in termini di salute, benessere sociale, sostenibilità ambientale e condizioni di sicurezza dei lavoratori», commenta il direttore dell’Ecsa Benoît Loicq.

L’Ecsa ha presentato un resoconto della visita nel corso dell’European Economica and Social Committee tenutosi la settimana scorsa.

 

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