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Naufragio nave “Gelso M”: a giudizio il comandante

SIRACUSA. Sarà processato il capitano Vito Ilardo, trapanese di 68 anni, accusato di delitto colposo aggravato e quindi di essere il responsabile del naufragio di nave “Gelso M”, la nave cisterna della società di navigazione “Augusta Due”, finita contro la scogliera di Capo Santa Panagia la mattina del 10 marzo 2012 a causa di una burrasca che si abbattè nel capoluogo in quei giorni.Il Gip del tribunale, Michele Consiglio, ha emesso il decreto di rinvio a giudizio a conclusione dell’udienza preliminare che si è tenuta ieri mattina. Il giudice ha accolto la specifica richiesta avanzata dal pubblico ministero Tommaso Pagano. Articolata la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Antonio Passanisi, che ha anche prodotto una memoria nella quale si cerca di confutare le tesi dell’accusa in ordine ad una serie di imprudenze, negligenze ed imperizie che il comandante Ilardo avrebbe commesso mettendo a repentaglio l’incolumità dei diciannove uomini d’equipaggio.Accusa e difesa si rivedranno nell’aula del tribunale penale in composizione collegiale per fare valere le rispettive tesi. Parte offesa al processo è la “Augusta Due”.Secondo quanto sostenuto dal rappresentante della pubblica accusa, il comandante Ilardo avrebbe sottovalutato i bollettini meteo che segnalavano per la data e l’ora di arrivo al porto di Augusta condizioni non solo avverse ma anche allarmanti. Proseguendo la navigazione, il comandante di nave Gelso avrebbe, quindi disatteso alle raccomandazioni dei piloti di Augusta di rimanere al largo a 10-12 miglia dalla costa e di non proseguire la marcia di avvicinamento al porto megarese, dove non sarebbe potuto entrare, attese le condizioni del mare ed il forte vento ed anche per l’affollamento della rada dove in quel periodo sostavano trenta navi.Il comandante Ilardo, nelle conversazioni con la Capitaneria di porto di Augusta, avrebbe anche negato di essere in una situazione di emergenza e di avere quindi bisogno di assistenza mentre la motonave era ormai ingovernabile a causa dei ripetuti blocchi del motore.Nave “Gelso M” era partita da Porto Marghera dove aveva scaricato il greggio e stava rientrando al porto di Augusta. Andò ad incagliarsi nella scogliera di Capo Santa Panagia. I membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo con l’intervento di due elicotteri decollati dal secondo nucleo della Guardia costiera di Catania. Nella ricostruzione del naufragio della nave cisterna, la magistratura siracusana si è avvalsa della collaborazione dell’organismo sui sinistri marittimi, recentemente istituito in Italia. Testimonianze e l’analisi dei dati del Vdr, voyage Data Recorder, la cosiddetta scatola nera presente a bordo (effettuata a Southampton presso l’organismo inglese di investigazione sui sinistri navali) è stato possibile agli inquirenti potere ricostruire con puntualità le varie fasi dell’incidente ed evidenziare le presunte responsabilità del comandante della nave cisterna.La difesa, invece, sostiene che ci sia stata una fitta interlocuzione tra il comandante di nave Gelso M e gli addetti alla Capitaneria di porto sull’opportunità o meno di fare ingresso al porto di Augusta con il mare in burrasca. Nell’attesa di indicazioni, la nave si sarebbe spenta per ben 23 volte a causa della fuoriuscita dell’elica dalle onde del mare, fino a quando non è stato più possibile rimetterla in moto e quindi governarla ed evitare, in questo modo di naufragare sulla scogliera.

La prima udienza del relativo processo è stata fissata per il 18 settembre prossimo.

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